Riflessioni sulla società

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Il Dio Denaro… Felicità o schiavitù?

Il Dio denaro, è davvero un Dio, come vogliono farci credere? Potremmo oggi vivere senza il denaro, applicando, per esempio, la vecchia regola del baratto?

Si tratta di domande che molto spesso mi è capitato di pormi, soprattutto in occasioni particolari, ovvero quando riuscivo a rendermi conto, sin da ragazzina, di quanto il denaro stravolgesse ed in qualche modo addirittura rendesse prigionieri i miei coetanei, spesso ragazzini viziati e figli di papà che nella vita avevano davvero tutto e continuavano a volere più di tutto. In un alto articolo più che del dollari che passioneDio denaro ho parlato del Dio status symbol, ovvero di come sia assurdamente importante avere oggetti che ti pongano (o almeno, tu credi che ti pongano) ad un livello societario superiore.

Ho sempre pensato che la nostra società sia una società schiavizzata da pezzi di ferro e pezzi di carta che noi chiamiamo denaro, e con i quali praticamente conduciamo la nostra vita molto spesso senza chiederci se potremmo farne a meno, almeno in qualche caso. Senza il denaro non possiamo mangiare, non possiamo bere, non possiamo andare al cinema, non ci è consentito avere vestiti nuovi, non possiamo praticamente fare nulla, al giorno d’oggi. Ma un tempo, quando il denaro non era un Dio e nemmeno esisteva, tutto questo era possibile: come?

La schiavitù del denaro mi ha molte volte spinta a riflettere su quanto forse vivessero bene le popolazioni in cui l’unica forma di acquisto e vendita era il baratto: di fatto, io davo una cosa a te e tu davi una cosa a me, senza che esistesse un vincolo così lacerante come, ad esempio, la povertà.

Non voglio dire assolutamente che il baratto fosse la soluzione a tutti i problemi: basti pensare che anche in queste società, la povertà comunque esisteva e faceva la sua parte. Erano tante le persone che non avevano nulla da offrire in cambio di un po’ di cibo, e per questo motivo faticavano anche solo a trovare un tozzo di pane per vivere, sopravvivendo in condizioni disumane, spesso in carne ed ossa, senza alcun riparo dal freddo; ma d’altra parte, erano anche tante le persone che facevano della loro arte e delle loro conoscenze una virtù, riuscendo così a vivere dignitosamente anche senza la ricchezza, anche senza il denaro.

Per fare un banale esempio, mi vengono in mente le spiegazioni che ci facevano a scuola per dimostrare come fosse possibile vivere grazie allo scambio, ovvero, grazie al baratto: io do una cosa a te e tu dai una cosa a me. Una famiglia di contadini, poteva avere cibo in abbondanza grazie al suo raccolto, e vivere del suo raccolto e dei prodotti della sua terra, ma a questa famiglia potevano mancare altri beni di prima necessità come il latte, oppure la carne. Un’altra famiglia, magari una famiglia di pastori, poteva avere carne e latte in abbondanza, ed avere necessità di altri cibi come olio, farina, ortaggi: nella situazione di oggi, le due famiglie non si incontrerebbero mai, perché grazie al denaril dio denaroguadagnare come fine stesso della vitao acquisterebbero ciò di cui hanno bisogno, ma nella società in cui ancora vigeva il baratto, le due famiglie si incontravano per una reale necessità, spesso creando rapporti interpersonali, di sostegno, solidarietà, aiuto reciproco, anche grazie al loro “lavoro”. La famiglia di contadini sosteneva la famiglia di pastori nelle sue mancanze, e la famiglia di pastori ricambiava offrendo loro carne, uova, latte, barattando, in poche parole, questi prodotti in cambio dei prodotti della terra di cui aveva disponibilità la famiglia di contadini.

Vi ho fatto un banale esempio di come si svolgevano le cose in una società senza denaro, ma a conti fatti, il baratto spesso non funzionava perché era difficile stabilire che valore dare ad un chilo di farina, e molto spesso ogni società, ogni famiglia stabiliva a modo proprio il valore dei suoi beni, talvolta speculando sulle necessità degli altri.

L’arrivo del denaro fu in un certo senso una liberazione per molte persone, che finalmente potevano avere un valore di riferimento e non avevano la necessità di affidarsi a valori di riferimento truccati ed in cui la speculazione avesse sempre l’ultima parola, ma sicuramente, a poco a poco, il denaro ha reso le persone sempre più schiave e sodomizzate, ed oggi esso rappresenta il fine, non il mezzo.

Un tempo il denaro (come il baratto) rappresentava solo ed unicamente il mezzo attraverso il quale vivere: con il denaro si comprava il pane per mangiare, si acquistavano le stoffe per cucire i vestiti, si pagava il lavoro degli operai, ecc. Al giorno d’oggi, invece, il denaro è visto come un Dio: il denaro è il fine ultimo, non solo il mezzo, rappresenta uno status sociale, un modo per distinguersi e per discriminare gli altri.

Mi è venuto allora in mente come potremmo vivere oggi senza il denaro: mi è capitato, talvolta, di vedere come le persone ricche, grandi manager ed amministratori delegati, e gli stessi appartenenti al mondo politico, vivano nella costante necessità di accumulare, facendo del denaro un fine per mostrare la loro ricchezza. Ed allora, pensando a questo, mi sono ben presto resa conto che il mondo senza il denaro non può esistere, se è questo il valore che diamo ai soldi.

Se, invece, ai soldi dessimo un altro valore, se smettessimo di trattarli come fossero un fine e li utilizzassimo invece come mezzo per ottenere qualcosa, le cose potrebbero essere un po’ diverse.

Potremmo applicare la regola del baratto al giorno d’oggi? Probabilmente sì, almeno nelle piccole cose. Ed in effetti, in molte società ancora vige la regola dello scambio come metodo per ottenere qualcosa senza utilizzare il denaro.

Mi viene in mente l’esempio di una cara amica di mia nonna che ogni tanto andava a badare ad un bimbo presso una famiglia di produttori di miele: visto il rapporto di amicizia e di affetto che li legava, non vi era alcun compenso per qualche ora al mese in cui la signora badava al bambino, ma questa famiglia regalava spesso all’amica di mia nonna dei barattoli di miele, tra l’altro molto graditi dai nipotini della signora.

Certo, è un esempio un po’ banale, ma se fosse un po’ più strutturato, potrebbe rappresentare un metodo per liberarsi dalla schiavitù del denaro, almeno laddove sia possibile: se tutti sfruttassimo le nostre potenzialità e barattassimo un’ora del nostro tempo per due barattoli di miele, avremmo fatto qualcosa di utile ottenendo in cambio qualcosa di altrettanto utile.

Siamo sicuri che il denaro sia davvero un Dio?